Macelleria Orelli
Una bottega dal 1860, sulla stessa piazza
Quando usciamo dal ristorante e percorriamo venti passi lungo la Piazza del Biscione, troviamo una delle più antiche macellerie di Roma. La Macelleria Orelli, fondata nel 1860, è ancora oggi al civico 96/98 di questa stessa piazzetta, la stessa pietra, la stessa insegna, la stessa famiglia. Una continuità che a Roma, la città dei secoli, riesce ancora a sorprendere.
Non è una coincidenza che il Ristorante Verso Sera si rifornisca proprio qui. È una scelta precisa, che racconta qualcosa di essenziale sul modo in cui lavoriamo: materie prime selezionate, a distanza di pochi metri, con una fiducia che si costruisce ogni giorno.
Dalla tripperia al quinto quarto: 165 anni di storia
La Macelleria Orelli nasce come tripperia, una di quelle botteghe romane specializzate nel quinto quarto, le frattaglie e i tagli poveri che la cucina romanesca ha saputo trasformare in capolavori: la trippa al sugo, la coda alla vaccinara, la coratella d'abbacchio.
Negli anni Settanta, con Carmine Orelli che prende le redini della bottega dal 1972, l'offerta si amplia: entrano gli abbacchi, le frattaglie pregiate, e poi nel 1980 una gamma completa di carni selezionate. Ma l'anima rimane quella: fedeltà alla tradizione romanesca, qualità senza compromessi, e il rapporto diretto con i clienti che tornano da generazioni.
Dall'alto: la "Macelleria Alessandrelli" anni '30 in Piazza del Biscione · La tripperia Orelli negli anni '60 · Carmine Orelli, anni '70
Riconosciuta bottega storica di Roma
Nel 2014 il Comune di Roma ha ufficialmente riconosciuto la Macelleria Orelli come bottega storica, iscrivendola all'albo con decreto n° 1067 del 16 maggio 2014. Ha ottenuto inoltre il marchio "Locale tipico della tradizione romanesca", presidio patrocinato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, nato per preservare e valorizzare le attività storiche romane.
Non è solo un riconoscimento formale. È la conferma che questa bottega ha resistito dove altre hanno ceduto, ai supermercati, alla grande distribuzione, ai cambiamenti del quartiere. È rimasta qui, su questa piazzetta, fedele a sé stessa.
La fondazione
La famiglia Orelli apre la bottega in Piazza del Biscione come tripperia, specializzata nel quinto quarto della tradizione romanesca.
Carmine Orelli
Con Carmine Orelli la macelleria si amplia, aggiungendo abbacchi, frattaglie pregiate e una selezione più ampia di tagli.
L'offerta completa
La macelleria abbraccia l'intera gamma delle carni, mantenendo il primato sulla qualità e sulla provenienza nazionale.
Bottega storica di Roma
Riconoscimento ufficiale dal Comune di Roma e marchio "Locale tipico della tradizione romanesca" dal Ministero delle Imprese.
Aldo Fabrizi e la Roma che mangia bene
La qualità della Macelleria Orelli è scritta anche nella storia dello spettacolo romano. La fotografia con dedica di Aldo Fabrizi, il grande attore romano, amante appassionato della cucina verace, campeggia ancora oggi tra le insegne e i ricordi della bottega. Un riconoscimento che vale più di qualsiasi stella o classifica: quando uno dei simboli di Roma ti sceglie, vuol dire che hai fatto qualcosa di giusto.
Dal banco alla vostra tavola: pochi metri, nessun intermediario
Quando ordinate una coda alla vaccinara, una coratella d'abbacchio con carciofi, o un filetto al tartufo al Ristorante Verso Sera, la carne ha percorso letteralmente venti passi. Dal banco di Orelli alla nostra cucina. Nessun intermediario, nessuna catena del freddo interminabile, nessun compromesso.
È il km 0 nella sua forma più autentica, non uno slogan di marketing, ma una realtà geografica che si misura in secondi a piedi. Ed è uno dei motivi per cui la carne che serviamo ha quel sapore preciso, quella consistenza, quella qualità che i nostri ospiti riconoscono.
Dal banco della Macelleria Orelli alla vostra tavola al Verso Sera: venti passi, nessun compromesso.
Piazza del Biscione, 96/98 · Roma
Il Teatro di Pompeo & la Famiglia Orsini
Pompeo Magno e il teatro che cambiò Roma
Era il 61–55 a.C. quando Gneo Pompeo Magno, condottiero trionfante, reduce delle vittorie in Medio Oriente, tre volte console, decise di regalare a Roma qualcosa che la città non aveva mai avuto: un teatro permanente in muratura. Prima di lui, i romani assistevano agli spettacoli su strutture lignee smontabili, per una legge del Senato che vietava edifici teatrali stabili.
Pompeo trovò una soluzione geniale: costruì un tempio dedicato a Venere Vincitrice in cima alla cavea. In questo modo il teatro diventava tecnicamente un luogo sacro, e la legge non poteva applicarsi. Le gradinate erano, secondo questa interpretazione, semplicemente i gradini che conducevano al tempio.
Un'opera colossale
Il Teatro di Pompeo era una struttura titanica, la più grande mai costruita a Roma fino a quell'epoca. La sua cavea semicircolare si estendeva dall'odierna Piazza del Biscione fino a Largo di Torre Argentina, un'area che oggi corrisponde a diverse isolati. Poteva ospitare tra i 10.000 e i 20.000 spettatori.
Annesso al teatro vi era anche un grande porticato con giardini, la Porticus Pompei, che si estendeva verso Campo Marzio, e un edificio della Curia dove il Senato si riuniva spesso. Fu proprio in questa Curia che, il 15 marzo del 44 a.C., Gaio Giulio Cesare venne assassinato. Quella data, le Idi di Marzo, ha reso immortale questo luogo nella storia del mondo.
Il Ristorante Verso Sera sorge proprio nell'area che un tempo ospitava il Teatro di Pompeo.
Le Idi di Marzo: la morte di Cesare
Il Senato era stato temporaneamente trasferito in un'aula della Porticus adiacente al teatro, mentre il Senaculum tradizionale era in restauro. In quella sala, il 15 marzo del 44 a.C., Cesare fu circondato dai congiurati, tra cui Marco Giunio Bruto e Gaio Cassio Longino, e trafitto da ventitré colpi di pugnale.
La statua di Pompeo, ai piedi della quale cadde il corpo di Cesare, si trovava probabilmente in quella stessa aula. Una storia che sembra fiction, eppure si svolse a poche centinaia di metri da dove oggi è possibile gustare i carciofi alla giudia o la coda alla vaccinara.
Il Teatro di Pompeo
Pompeo Magno costruisce il primo teatro permanente in muratura di Roma, aggirando la legge senatoria con un tempio dedicato a Venere Vincitrice.
Le Idi di Marzo
Giulio Cesare viene assassinato nell'aula della Curia adiacente al teatro. La storia del mondo cambia in questo quartiere.
Gli Orsini arrivano
La potente famiglia Orsini acquista i terreni e le strutture medievali sorte sulle rovine del teatro. Nasce il loro castello, poi palazzo.
Palazzo Orsini Pio Righetti
Il palazzo viene ampliato e ristrutturato dagli Orsini, poi ceduto ai Pio di Savoia e infine ai Righetti. Le fondamenta romane restano intatte sotto.
Gli Orsini lasciano il palazzo
La famiglia cede il palazzo di Campo de' Fiori e si trasferisce. Ma il loro stemma, l'anguilla, il biscione, resta impresso per sempre nel nome del luogo.
La famiglia Orsini: tre papi e un palazzo sul teatro
Nel XIII secolo la potente famiglia Orsini, una delle più influenti di tutta la storia di Roma, acquistò i terreni e le strutture medievali sorte sulle rovine del teatro. Costruirono qui il loro castello, trasformato progressivamente in palazzo signorile. Erano gli Orsini "de Campo", uno dei tre rami della famiglia presenti in città.
Gli Orsini diedero a Roma tre papi: Celestino III (1191), Niccolò III (1277) e Benedetto XIII (1724). La loro influenza si estese su decine di feudi nel Lazio, in Abruzzo, in Campania e in Puglia. Tennero in mano persino Castel Sant'Angelo, ceduto allo Stato Pontificio solo nel 1365.
Lo stemma che ha dato nome al quartiere
Lo stemma degli Orsini recava un'anguilla rampante, il biscione, che in araldica medievale simboleggiava astuzia e potenza. Quando la famiglia dominava il palazzo che si affacciava su questa piazza, il biscione era ovunque: sui portali, sulle insegne, sulle torri. È per questo che la piazza, il vicolo e il passetto presero il nome «del Biscione».
Con la cessione del palazzo nel XVII secolo, gli Orsini si spostarono, prima al palazzo del Teatro di Marcello, poi fuori Roma, ma il loro simbolo è rimasto impresso nell'urbanistica di questo quartiere per sempre. Lo trovate ancora oggi nel nome delle strade, nelle lapidi, nelle guide turistiche.
La cucina del Verso Sera porta in tavola la tradizione autentica di questa Roma antica e nobilissima.
Oggi: la storia sotto il ristorante
Le fondamenta del Teatro di Pompeo giacciono tuttora sotto il quartiere. Nelle cantine di alcuni palazzi si possono vedere i resti del podio del Tempio di Venere Vincitrice. La curva di Via di Grottapinta e di Piazza dei Satiri ricalca perfettamente la forma della cavea. E il Passetto del Biscione è uno dei pochi corridoi originali del teatro ancora percorribili.
Quando sedete a tavola al Ristorante Verso Sera, mangiate letteralmente sopra duemila anni di storia. Sotto le vostre sedie ci sono le pietre di Pompeo. Fuori dalla finestra, il muro dove passeggiavano i senatori romani. E nell'aria, il profumo della cacio e pepe fatta come si deve.
Questo è il luogo. Questa è la storia. Ora siediti e mangia.
Il Passetto del Biscione & «Maria pe' Roma»
Un passaggio nel tempo
Appena usciti dal ristorante Verso Sera, a Piazza del Biscione 84, basta voltarsi verso il vicolo che scivola sotto il palazzo di fronte: siete all'imbocco del Passetto del Biscione, uno dei luoghi più carichi di storia di tutta Roma. Uno stretto camminamento coperto che collega Piazza del Biscione con Via di Grottapinta, e che custodisce oltre duemila anni di civiltà stratificata.
Chi lo attraversa spesso non si rende conto che quei pochi metri sotto la volta di pietra sono, letteralmente, un tunnel dell'antica Roma.
Le origini: la cavea di Pompeo
La storia del Passetto affonda le radici nel 55 a.C., quando Gneo Pompeo Magno completò il primo teatro stabile in muratura di tutta Roma. La cavea, l'emiciclo di gradinate riservato al pubblico, si estendeva proprio in quest'area, e il Passetto era uno dei corridoi di accesso e uscita che consentivano agli spettatori di defluire ordinatamente.
Le mura di quel teatro sono rimaste sepolte sotto i secoli, ma la loro forma ha condizionato per sempre la morfologia del quartiere: la curva di Via di Grottapinta, quella di Piazza dei Satiri, e lo stesso andamento di Via del Biscione ricalcano esattamente il perimetro semicircolare della cavea originaria.
Piazza del Biscione, la piazza dove si trova il ristorante Verso Sera, sopra le fondamenta del Teatro di Pompeo.
Il Medioevo e la chiesa di Santa Maria in Grottapinta
Con la caduta dell'Impero Romano, il corridoio del teatro non scomparve: venne inglobato nelle nuove strutture medievali che sorgevano sulle rovine antiche. Intorno al XII secolo fu edificata la chiesa di Santa Maria in Grottapinta, oggi sconsacrata, le cui fondamenta poggiano proprio sulle strutture del vecchio corridoio pompeiamo.
Il termine "grottapinta" derivava dall'uso medievale di chiamare "grotta" ogni anfratto buio decorato con affreschi o immagini sacre. Lungo le pareti del Passetto, negli anni successivi, i devoti del quartiere iniziarono a collocare edicole votive e immagini della Madonna.
Il Teatro di Pompeo
Il Passetto nasce come corridoio d'uscita dalla cavea del primo teatro in muratura di Roma.
Santa Maria in Grottapinta
Una chiesa medievale viene eretta sulle fondamenta del corridoio antico. Il Passetto diventa spazio sacro.
Gli Orsini e il Biscione
La famiglia Orsini domina la zona. Il loro simbolo araldico, un'anguilla, dà nome al luogo.
Il declino
Il Passetto cade nell'abbandono, vittima di vandalismi. Le immagini sacre vengono danneggiate o trafugate.
Il restauro
Grazie al Centro Studi Cappella Orsini e a Roberto Lucifero, il Passetto viene restaurato e restituito alla città.
Il nome: perché «del Biscione»?
Il termine biscione indica un serpente o un'anguilla stilizzata, ed è proprio l'emblema araldico della famiglia Orsini, che nel Medioevo e nel Rinascimento dominò tutta questa zona di Roma. Il loro palazzo sorgeva a pochi passi, e la loro anguilla araldica campeggiava su stemmi, portali e insegne del quartiere.
Una variante racconta invece che il nome derivi da antichi alberghi gestiti da milanesi, che usavano come insegna il biscione visconteo, il celebre serpente dello stemma di Milano. Le due storie si intrecciano e si sovrappongono, come sempre a Roma.
«A cerca' Maria pe' Roma»
Dal Passetto del Biscione nacque uno dei modi di dire più celebri e poetici del dialetto romano. Lungo le sue pareti era custodita un'edicola devota con l'immagine della Madonna della Misericordia (o Madonna della Provvidenza), opera del pittore Scipione Pulzone. Ma trovarla era impresa ardua: il passaggio era stretto, nascosto, difficilissimo da individuare tra i vicoli del centro storico.
Da qui l'espressione «andare a cercare Maria per Roma», cioè darsi da fare inutilmente, mettersi in cerca di qualcosa di quasi introvabile. Un modo di dire che ancora oggi i romani usano, senza sapere che è nato proprio qui, a pochi passi dalla vostra tavola.
Nel 2016, dopo il restauro finanziato dal Centro Studi Cappella Orsini, il Passetto è tornato a splendere. Una copia fedele della Madonna, opera dell'artista Raffaella Curti, è stata collocata al suo posto originale. Il Passetto è oggi visitabile, gratuitamente, dalle 6:00 alle 20:00.
L'atmosfera di Verso Sera, dove la storia si assapora a tavola.
La Madonna del Latte e il miracolo del 1796
Il 9 luglio 1796 accadde qualcosa che scosse l'intero quartiere. Come riporta il Diario di Roma dell'epoca, tra le molte immagini sacre di Maria che in quell'anno si distinsero per prodigi, quella del Passetto del Biscione aprì e chiuse gli occhi, seguendo con le pupille la folla radunata sotto di lei. La notizia si diffuse rapidamente, la devozione popolare esplose, e si decise di chiudere uno degli ingressi al Passetto per dare all'immagine una sistemazione più degna, rendendo così la Madonna ancora più nascosta, e alimentando il celebre detto «a cerca' Maria pe' Roma».
Iscrizione sotto la Madonna del Latte, Piazza del Biscione
La rimessa di Augusto Pisani, proprio sopra il ristorante
Lo stesso edificio delle teste di cavallo custodisce un altro segreto. Sull'intonaco si legge ancora chiaramente l'insegna ottocentesca: «VETTURE DI RIMESSA A. PISANI». Era la rimessa per carrozze e cavalli di Augusto Pisani, un servizio di noleggio con conducente dell'Ottocento romano, quando queste piazzette erano i "parcheggi" dell'epoca.
Le decorazioni a graffito con le teste di cavallo non sono semplici ornamenti: raccontano esattamente cosa succedeva in questo edificio. Molto probabilmente si trattava delle ex stalle del Palazzo Orsini Pio Righetti, riconvertite nel corso dell'Ottocento in rimessa per vetture pubbliche. Il Ristorante Verso Sera si trova proprio sopra questi spazi storici, dove un tempo nitrivano i cavalli degli Orsini, oggi si servono coda alla vaccinara e vino al calice.
Pochi centimetri di muro separano il presente dal passato. È questa la magia di Piazza del Biscione.
Ogni volta che sedete al ristorante Verso Sera, state mangiando a pochi metri da questo scrigno di storia millenaria. Finita la cena, vi invitiamo a passeggiare fin sotto l'arco del Passetto, di giorno o al tramonto, e a sentire il peso antico di Roma sotto le vostre scarpe.